“No alla sostituibilità automatica tra biologico biosimilare”. Cinque società scientifiche chiedono ad Aifa di ritirare la sua proposta

I rappresentanti di Adoi, Sige, Simi, Sin e Sir chiedono all’Agenzia di tornare sui suoi passi in merito alla proposta inviata al Ministero della Salute e da inserire nella Legge di Bilancio.“È un provvedimento anticostituzionale e contro i diritti di medici e i pazienti. Contestiamo la gestione economicistica della sanità pubblica. La discrezionalità clinica, nella valutazione della terapia più corretta, va sempre garantita”

 

21 OTT – La proposta formulata da Aifa di aprire le porte alla sostituibilità automatica tra farmaco biologico di riferimento e un suo biosimilare è anticostituzionale e contro i diritti di medici e pazienti e va ritirata.

È questo in estrema sintesi il messaggio lanciato in un documento comune inviato ad Aifa da Francesco Cusano, Presidente Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani (Adoi), Domenico Alvaro, Presidente Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva(Sige), Antonello Pietrangelo, Presidente Società Italiana di Medicina Interna (Simi), Giuliano Brunori, Presidente Società Italiana di Nefrologia (Sin) e Luigi Sinigaglia, Presidente Società Italiana di Reumatologia (Sir).

“Abbiamo appreso – scrivono nel documento – che I’Agenzia Italiana del Farmaco sta per promuovere un testo di modifica legislativa che, già a partire dalla Legge di Bilancio del 2020, consentirebbe la sostituibilità automatica di un farmaco biologico con il suo biosimilare di riferimento. La proposta, a giudizio delle Società Scientifiche scriventi, appare in aperto conflitto con le norme costituzionali che garantiscono la tutela della salute del cittadino come individuo (articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana) e con il concetto di diritto alla autonomia prescrittiva per il medico ampiamente garantita dall’accordo quadro introdotto nel nostro Paese dalla Legge 232/2016 e tende apertamente a svilire il ruolo dei clinici nonché a minare il rapporto di fiducia tra i cittadini e il Servizio Sanitario Nazionale. La proposta, peraltro, è stata avanzata senza un preliminare confronto con le categorie mediche interessate, uniche collettrici finali di ogni responsabilità, che già da tempo avevano chiesto di avviare un dialogo con l’Agenzia italiana del Farmaco su questi temi, da ultimo con le richieste formali inviate il 27 febbraio 2019 e il 18 settembre 2019.

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